Come si diventa Professional Organizer? L’intervista a Sarah Bacce

1) Ciao Sarah, ci racconti quando hai iniziato a fare la Professional Organizer e soprattutto perché hai voluto avviare questa professione?
Con molto piacere. Il mio è stato un percorso quasi inconsapevole, come se la professione mi fosse venuta a cercare! Ho cominciato quando ho deciso di cambiare Vita e di passare da un lavoro in Agenzia (sono laureata in Relazioni Pubbliche e Comunicazione di Impresa) a fare la mamma. Ho quasi subito cominciato a lavorare per una piccola società come responsabile di studio part-time nella quale mi occupavo di riorganizzare i flussi di magazzino, risistemare l’archivio fisico e digitale, controllare il gestionale ecc.
Da lì sono passata, quasi senza accorgermene, a prendere sempre più lavoro, passando da una piccola società all’altra per mettere ordine i loro spazi fisici e gli archivi. Continuavo la mia mansione la mattina e nel frattempo, si era formato un bel giro di passaparola in cui io ero “quella che sistemava, organizzava e metteva ordine”. Inoltre, aiutavo le mie amiche a riorganizzare i loro armadi, e anche da lì arrivava del lavoro, soprattutto nel weekend.
Ma io non ero una Professional Organizer. Quello era il mio Hobby. O meglio non mi autorizzavo ad esserlo.
Per me era talmente bello che non poteva essere il “Mio Lavoro”. Io avevo un lavoro part time di gestione magazzino e archivio, punto. Ogni armadio, dispensa, box che sistemavo era una Figata! Mi brillavano gli occhi! Con il passare del tempo, la mole di lavoro cresceva sempre più e anche quella mia vocina cominciava a dirmi: “Ma perché non puoi essere anche tu come Marie Kondo?”.
Piano piano le cose sono cambiate, mia figlia cresceva ed io ho consapevolizzato che ERO una Professional Organizer e che dovevo autorizzarmi ad esserlo. Ho chiesto a mia figlia di disegnarmi un logo che mi rappresentasse, mi sono scelta un nome che mi corrispondesse, ho aperto il Mio Sito Web e ho cominciato a dire “Sono una Professionista del Riordino!” WOW! Da lì tutto è cambiato.
Ho aperto la mia partita IVA e ho cominciato a strutturarmi. Poi sono arrivati i primi Speech, i primi corsi che tenevo io, le persone che mi dicevano: “Ti ho vista qui, voglio te!” Ed eccomi oggi, a distanza di anni, ad essere una P.O. Qualificata che non si scoraggia ogni volta che qualcuno mi chiede: “E tu, di consa ti occupi?” nel risponde, “IO SONO una PROFESSIONAL ORGANIZER”!
Collaboro con un indotto di architetti, mobilieri, home stager, commercialisti, couch, psicologi, avvocati, consulenti aziendali, agenti immobiliari, factotum, restauratori, esperti in preziosi, imprese di pulizie, di sgomberi, traslocatori e chi più ne ha, più ne metta!
2) Come si sviluppa la tua giornata da Professional Organizer?
La mia giornata è molto organizzata. Dedico del tempo alla creazione di contenuti, sia per la formazione che per i canali di comunicazione, alla burocrazia, al networking, ai sopralluoghi, ai preventivi e al lavoro “vero”. Sto sempre più rendendo il mio lavoro scalabile.
3) Cosa consiglieresti a chi sente di avere la passione per l’organizzazione e vorrebbe avviare la professione?
1 Mettersi in gioco ed essere imprenditori di sé stessi
2 Strutturarsi (non si può aiutare gli altri ad avere Metodo, se non lo abbiamo noi in primis)
3 Non fermarsi davanti alle porte sbattute in faccia
4) Tu sei parte attiva della Community FunOrganize, partecipi con entusiasmo agli incontri, prendi parte ai progetti, suggerisci consigli e racconti le tue esperienze. Ci racconti cosa hai trovato nella Community e cosa ti spinge ad essere così partecipe e proattiva?
Credo molto nel networking e nell’energia del gruppo. È una Community molto giovane che ha del potenziale. Ma questo dipende dall’energia, voglia ed impegno delle persone che ne fanno parte. Vedremo se il progetto porterà ad una forza esplosiva o se si trasformerà in altro. Io sono una persona positiva a prescindere!
5) Perché quindi un/a PO dovrebbe sicuramente prender parte alla Community?
Perché c’è del potenziale umano forte, composto anche da ragazze/i giovani, e potrebbero crearsi sinergie che generano lavoro per tutti.

