Come ho scelto la mia specializzazione: la storia di Sara, Professional Organizer nell’ambito lavoro

Dopo il CPOE, molte neo-certificate si trovano davanti alla stessa domanda: in quale ambito voglio davvero lavorare? La risposta di Sara Lui è arrivata quasi da sola e la sua storia racconta bene perché la specializzazione più efficace non si sceglie con la testa, ma si riconosce guardandosi dentro.
Facevo già questa cosa senza rendermene conto
Sara vive in Austria da anni. Tre figli, un lavoro full time, una casa da gestire e, come racconta lei stessa, nessuna rete di supporto vicina. “Mi sono dovuta arrangiare molto presto”, dice; “avere sempre un piano B, non dover rincorrere gli impegni, gestire gli imprevisti è diventato un talento, quasi senza accorgermene”.
A questo talento personale si è sommata un’esperienza ventennale in contesti lavorativi molto diversi: uffici export, amministrazione, gestione di piccole realtà aziendali. Ambienti in cui Sara aveva imparato, spesso in autonomia, a ottimizzare gli spazi, riorganizzare gli archivi, suggerire procedure che semplificavano il lavoro quotidiano di tutti.
Quando nel 2020 scopre Organizzare Italia e si iscrive al CPOE, molte cose si mettono a fuoco. “Ho pensato: questa è una cosa che potrei fare io. E più andavo avanti nel corso, più capivo che quello che avevo sempre fatto aveva un nome, una struttura, un metodo”.
La specializzazione come risposta a un bisogno urgente
La scelta dell’ambito di specializzazione non è arrivata dopo una lunga riflessione. È arrivata insieme a una notizia inattesa: l’azienda per cui lavorava aveva deciso di chiudere.
“La necessità di riorientarmi professionalmente si è fatta più urgente”, racconta Sara, “e in quel momento ho capito che l’ambito in cui le mie competenze erano più spendibili era l’organizzazione del lavoro. Era una scelta quasi obbligata, la prosecuzione naturale di qualcosa che facevo già”.
A questo si sono aggiunte considerazioni pratiche e molto concrete: vivere in Austria, lavorare ancora part time, voler costruire qualcosa di autonomo senza stravolgere tutto dall’oggi al domani. L’organizzazione del lavoro, con la sua possibilità di operare anche in remoto, si adattava perfettamente a questa transizione progressiva.
“Ho fatto passi misurati e calcolati”, afferma Sara, “e sono molto soddisfatta di come è andata”.
Lavoro e tempo: due ambiti che si parlano
Specializzarsi nell’organizzazione del lavoro non significa rinchiudersi in un unico tipo di intervento. Lo ha capito presto anche Sara, ascoltando i suoi clienti, per lo più freelance e liberi professionisti: persone competenti nel loro campo ma spesso in difficoltà quando si tratta di gestire appuntamenti, priorità, calendario.
“La loro esigenza non è solo ottimizzare gli spazi”, spiega. “È gestire meglio il tempo e aumentare la produttività. C’è molta creatività in loro, ma mancano di punti di riferimento organizzativi”.
Non a caso, l’ambito che Sara sente più vicino alla sua evoluzione professionale è proprio quello della gestione del tempo, naturale complemento all’organizzazione del lavoro. I due ambiti si sovrappongono spesso, si alimentano a vicenda, e insieme rispondono a bisogni reali e diffusi nel mondo professionale contemporaneo.
Ascoltare il cliente e ascoltare se stesse
C’è un principio che Sara ha interiorizzato profondamente e che Organizzare Italia trasmette già dal corso di orientamento base: innamorarsi del problema, non della soluzione.
“Il rischio che corriamo come Professional Organizer è di immaginare subito la soluzione”, spiega, “ma dobbiamo ricordare che è il cliente a portarci per mano verso la risposta giusta per lui. Non esistono soluzioni standard. Lavoriamo con la persona e per il benessere della persona, trovando insieme a lei la risposta migliore”.
L’aneddoto del topografo: quando un oggetto torna a vivere
Tra i tanti clienti incontrati, Sara ricorda con piacere un topografo libero professionista. Il suo ufficio era pieno di mobili inutilizzati, spazio sprecato, oggetti dimenticati. Mentre riorganizzava la stanza, Sara ha scoperto dietro una porta una tavola bellissima, un mobile che lui stesso aveva fatto progettare e realizzare da un falegname, finito lì per caso dopo la vendita di un appartamento.
“Gli ho suggerito di posizionarla nell’ingresso, dove si incastrava perfettamente con una libreria già presente. Da quel momento ha accolto la macchina del caffè e i clienti”.
La gioia del topografo nel vedere quell’oggetto non buttato, non dimenticato, ma valorizzato con una nuova funzione, è rimasta impressa a Sara. “Ecco, questo per me è il senso del lavoro. Non si tratta solo di organizzare spazi. Si tratta di restituire alle persone qualcosa che avevano perso di vista”.
Il consiglio a chi è appena uscita dal CPOE
Lo stesso approccio che Sara usa con i clienti — ascoltare prima di intervenire — è quello che suggerisce a chi sta valutando se e come specializzarsi.
“Guardati dentro. Ascolta te stessa. Capisci davvero quali sono le tue inclinazioni. Siamo tutte accomunate dalla passione per l’organizzazione ma ognuna è naturalmente portata per qualcosa di specifico. Capisci dov’è che bruci davvero e poi ti puoi sempre evolvere”.
Specializzarsi non significa chiudersi. Significa trovare il punto da cui partire, sapendo che il percorso cambia, si amplia, si affina nel tempo.
Se stai valutando quale specializzazione fa per te, trovi una guida completa ai diversi ambiti nell’articolo dedicato alle specializzazioni. E se vuoi capire cosa succede concretamente nei primi mesi dopo la certificazione, l’articolo sui primi sei mesi da PO risponde a molte delle domande che probabilmente ti stai facendo.





