Da impiegata a Professional Organizer: la storia di chi ha scelto la svolta

Ci sono decisioni che si prendono di colpo, dopo anni in cui sembravano impossibili. Per Marta quella decisione è arrivata un lunedì mattina, nel mezzo di una riunione di lavoro, mentre guardava fuori dalla finestra pensando a tutt’altro.
«Stavo ascoltando il mio responsabile parlare di un progetto e a un certo punto ho realizzato che non riuscivo a ricordarmi perché quel lavoro mi importasse. Non ero arrabbiata, non ero stanca. Ero semplicemente da qualche altra parte. E quella da qualche altra parte era casa di un’amica che avevo aiutato a riorganizzare il mese prima.»
Marta aveva 41 anni, dodici anni di lavoro come assistente amministrativa in una media impresa, un mutuo e due figli. Non esattamente il profilo classico di chi si lancia in una riconversione professionale.
Il lavoro, la vita, il momento di crisi
Il lavoro di Marta era buono, nel senso che funzionava: stipendio regolare, colleghi con cui andava d’accordo, orari prevedibili. Ma da qualche anno aveva la sensazione di aver esaurito quello che quel lavoro aveva da darle. Faceva le cose bene, ma senza la sensazione di stare crescendo o di stare contribuendo a qualcosa che le importasse davvero.
Il segnale più chiaro era arrivato durante il periodo di lavoro da casa, nel pieno della pandemia. In quei mesi Marta aveva riorganizzato tutta la sua casa, aveva aiutato sua sorella a fare lo stesso, poi un’amica, poi l’amica di quell’amica. In quelle sessioni improvvisate trovava un’energia completamente diversa da quella che metteva nel suo lavoro ufficiale.
«Finivo stanca fisicamente ma piena di qualcosa. Vedevo un risultato concreto, vedevo la differenza che facevo. Nel mio lavoro di ufficio non avevo mai quella sensazione.»
Il dubbio: «Ma esiste davvero come professione?»
La prima volta che Marta ha cercato su Google se esistesse una figura professionale che facesse quello che lei stava facendo per passione era una domenica sera. Ha letto per tre ore di fila.
«Non sapevo niente di Organizzare Italia, non sapevo cosa fosse il CPOE. Sapevo solo che quello che leggevo corrispondeva esattamente a quello che facevo quando aiutavo qualcuno a sistemare casa. Il metodo, il lavoro con il cliente, le specializzazioni. Era già tutto lì, strutturato, con un percorso formativo serio.»
Il dubbio principale non era se la professione esistesse: era se per lei avesse senso intraprenderla a 41 anni, con un lavoro fisso, un mutuo e due bambini. Se non fosse troppo tardi, troppo rischioso, troppo poco pratico.
Ha fatto il COB tre settimane dopo.
Il Corso di Orientamento Base: due giorni che hanno cambiato tutto
«Sono entrata nel Corso di Orientamento con l’idea di capire se era una cosa seria o una moda. Sono uscita con la certezza che mi sarei iscritta al CPOE.»
Quello che ha sorpreso Marta non era il contenuto del corso, che era esattamente quello che si aspettava. Era il gruppo. Cinque persone con storie completamente diverse, alcune più giovani di lei, alcune più grandi, nessuna con un percorso simile al suo. Tutte lì per la stessa ragione: capire se questa cosa poteva diventare un lavoro.
«Guardavo le persone intorno a me e pensavo: sono normale. Non sono strana per voler fare una cosa così. Altre persone serie, con vite complesse, hanno fatto questa scelta o la stanno valutando. Quella sensazione valeva da sola il prezzo del corso.»
Il Corso per Professional Organizer Esperto CPOE: cosa ha cambiato
Marta si è iscritta al CPOE due mesi dopo il Corso di Orientamento, quando aveva messo in ordine i conti e aveva avuto una conversazione onesta con suo marito su cosa significasse economicamente quel passaggio. «Non ho lasciato il lavoro subito. Ho fatto il CPOE tenendo tutto, riorganizzando le serate e i weekend. Non è stato semplice, ma era fattibile.»
La parte del CPOE che l’ha cambiata di più non era tecnica. Era la dimensione relazionale del lavoro, la parte su come si costruisce la fiducia con il cliente, come si gestiscono le resistenze, come si sta in uno spazio carico di storia e di emozioni senza esserne sopraffatti.
«Ho capito che quello che facevo per istinto con le amiche aveva una struttura. Che non era solo buon senso, era un metodo. E che quel metodo si poteva applicare in modo coerente, con qualsiasi cliente, in qualsiasi situazione.»
Adesso: i clienti famiglia, la soddisfazione
Marta lavora principalmente con famiglie con bambini, la specializzazione che sentiva più sua fin dall’inizio. La sua agenda ha una lista d’attesa di tre settimane. Ha lasciato il lavoro di ufficio sei mesi dopo la certificazione, quando il reddito delle sessioni aveva raggiunto quello dello stipendio che aveva lasciato.
Le chiedi di descrivere una sessione tipo e risponde senza esitazioni: «Arrivo, ascolto, capisco come funziona quella casa e quei bambini specifici. Non porto soluzioni già pronte: porto domande. Le soluzioni le costruiamo insieme, e per questo reggono.»
Lavora tre giorni e mezzo a settimana, prende i bambini ogni pomeriggio, fa le sessioni nelle mattine e in qualche sabato. Non è un equilibrio perfetto, dice, ma è il suo.
Una cosa che direbbe a sé stessa al giorno 1
Glielo chiediamo alla fine, la domanda che tutti vorrebbero fare a qualcuno che ha preso una decisione difficile e ci ha trovato qualcosa di buono.
«Che non c’è un momento giusto. Che aspettare che le condizioni siano perfette è un modo per non iniziare mai. E che quello che sembra un salto nel vuoto, quando lo guardi dall’altra parte, era solo un passo.»
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Domande frequenti
È possibile fare il CPOE mantenendo un lavoro a tempo pieno? Sì, molte persone lo fanno. Richiede una buona organizzazione delle proprie settimane durante il periodo del corso, ma è fattibile. Organizzare Italia struttura il calendario del CPOE tenendo conto di chi ha altri impegni.
Quando conviene lasciare il lavoro precedente per dedicarsi alla professione di PO a tempo pieno? Non esiste un momento universalmente giusto. Molti aspettano che il reddito delle sessioni raggiunga quello del lavoro precedente, o almeno una soglia che permette di coprire le spese fisse. In genere questo avviene tra il sesto mese e il secondo anno dalla certificazione, con una variabilità alta in base alla zona e alla proattività nella costruzione della clientela.
La specializzazione famiglia richiede una formazione aggiuntiva rispetto al CPOE base? Il CPOE di Organizzare Italia include già i fondamenti per lavorare con le famiglie. Esistono poi approfondimenti specifici, come le specializzazioni “Organizzare la famiglia” e “Organizzare con bambini e ragazzi” che alcune persone certificate scelgono di seguire dopo il CPOE per approfondire ulteriormente l’ambito.

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