La Storia del Professional Organizer in Italia: dalla Stampa alla Professione Riconosciuta

| Articolo originariamente pubblicato in due parti su organizzareitalia.com da Fabiola di Giov Angelo e aggiornato ad aprile 2026. |
Nel 2015 il Professional Organizer era una curiosità, nel 2026 ne parlano le maggiori testate giornalistiche quali Forbes, Il Sole 24 Ore e La Repubblica. Nel mezzo, più di dieci anni di articoli, interviste, trasmissioni televisive e radiofoniche che hanno seguito, e in parte costruito, il riconoscimento di una professione.
C’è qualcosa di speciale nel rileggere questa storia attraverso la rassegna stampa. Dagli articoli degli inizi, quando i giornalisti cercavano ancora le parole giuste per spiegarla, alla crescita, alla presenza sempre più solida, fino ad arrivare alle testate più autorevoli.
Abbiamo deciso di raccontarla perché l’abbiamo vissuta dall’interno e ripercorrerla insieme è il modo migliore per capire dove siamo arrivati.
2015: i primi articoli e una lettura tutta italiana della professione
A partire dal 2015 si è registrata una escalation di attenzione e visibilità significativa nei confronti della professione. C’erano già stati alcuni segnali di interesse; il Professional Organizer cominciava a essere definito come una tendenza e come un mestiere di importazione già dal 2013, ma è in quest’anno che la professione ha iniziato a prendere una forma propria nel contesto italiano.
I primi articoli usciti in Italia hanno raccontato la figura del P.O. in modo originale rispetto agli altri paesi, estendendo la sfera di azione a tutti gli aspetti della vita quotidiana; non solo casa, ma anche lavoro, tempo personale, cambiamento e qualità della vita. Questa lettura inedita ha agevolato il focus sull’organizzazione personale come competenza da affinare per vivere meglio e noi ne eravamo convinti fin dal principio.
Un contributo decisivo alla diffusione della professione è arrivato dalla pubblicazione del libro di Sabrina Toscani Facciamo ordine, pubblicato da Mondadori, la risposta italiana al metodo KonMari.
Il libro ha portato la sua autrice a essere intervistata da Huffington Post, La Stampa, la Repubblica myjob, e soprattutto ha catturato l’attenzione delle trasmissioni televisive e radiofoniche che hanno promosso il libro e Sabrina Toscani come la massima esperta di organizzazione personale in Italia. Dal Caffè di Rai 1 a Radio 24, da Radio Rai GR 1 al TG1 Billy di Rai 1, la professione è stata raccontata in tutte le sue sfaccettature.
Un bellissimo momento di visibilità è arrivato dalla trasmissione RAI TG2 Insieme che, grazie al supporto della giornalista Maria Grazia Capulli, ha tracciato un identikit reale del P.O. Qualche tempo dopo, un’inchiesta de La Repubblica ha contribuito a descrivere la professione con accuratezza e ad approfondirne molti aspetti che hanno attirato il grande pubblico e molti clienti.
2016-2018: la professione si consolida. Dalle riviste alle trasmissioni TV
Da gennaio 2016 gli articoli e le interviste sul Professional Organizer hanno cominciato ad avere una cadenza diversa, legata alle stagioni e ai momenti della vita. Dal ritorno a scuola al relax in vacanza, dal detox, alle diete alimentari, l’organizzazione rappresentata in tutte le sue sfaccettature, perché aiuta a vivere meglio.
Grazie a questo obiettivo raggiunto è iniziata una nuova fase in cui settimanali e periodici, cartacei e online, si sono aperti a puntuali scambi di notizie e informazioni su come il P.O. fosse il professionista capace di supportare le persone a casa, al lavoro, nella vita. Da testate che si occupavano di ambienti domestici, come Cose di Casa, Casa facile e Case da sogno a testate che hanno come focus il benessere, come Starbene e Viversani e Belli l’organizzazione personale, e il suo professionista, sono diventati sempre più indispensabili e riconosciuti.
Terminata la fase in cui questa professione poteva essere definita come importata dagli Stati Uniti, ora si può finalmente iniziare a parlare di una risposta qualificata all’esigenza di organizzazione sempre più diffusa nella vita delle persone.
Anche radio e TV quali Radio Deejay e Geo e Geo su Rai 3 hanno iniziato a costruire rubriche dedicate, che lasciassero spazio a un tema ormai riconosciuto e consolidato ma sempre così capace di incuriosire.
Nel 2018 Organizzare Italia istituisce la prima Giornata Nazionale della Scrivania, il Desk Day del 6 dicembre, celebrata da Vanity Fair e che verrà rilanciata l’anno successivo tra gli altri da Mashable Italia e Radio Deejay con Laura Antonini e Rudy Zerbi, a conferma che il Professional Organizer ha ormai trovato un suo spazio anche nel mondo del lavoro e della produttività.
2019: l’anno della svolta. La disorganizzazione come fatto sociale
La novità più importante del 2019 è stata la pubblicazione del primo rapporto italiano sulla disorganizzazione, Organizzato o disorganizzato come ti senti?, indagine condotta da Fabiola Di Giov Angelo con il supporto di Patrizia Cinti, sociologa dell’organizzazione.
La ricerca ha inaugurato una nuova fase che riconosce la disorganizzazione come ambito di studio per produrre soluzioni con un impatto reale sulla vita delle persone e sulla società.
Lo studio ha sollecitato l’interesse di un po’ tutti i tipi di media, dall’Ansa a TG2 Costume e Società, da Il Fatto quotidiano a Il Resto del Carlino. Soprattutto Organizzato o disorganizzato ha aperto una fase diversa, facendo sapere a tutti che la disorganizzazione va indagata e approfondita e in particolare che è un fatto sociale.
Tante nuove testate hanno iniziato ad interessarsi a questa professione; un focus sulla famiglia è stato fatto da Famiglia Cristiana, mentre Marie Claire ha spostato l’attenzione sull’economia domestica e sul lavoro.
2020: il Covid e la riscoperta dell’organizzazione personale
Il 2020 è stato un anno che nessuno dimenticherà; un anno che ha cambiato profondamente il modo di vivere, lavorare e organizzarsi. Il tempo a disposizione è diventato tantissimo mentre lo spazio è diventato poco e prezioso. Il lavoro ha cominciato a essere pianificato in modo diverso, e il sapersi organizzare è diventata una priorità per tutti.
Ne ha parlato D Repubblica che ha titolato L’Italia alla prova del telelavoro chiedendoci di individuare nuovi modi per organizzarsi. Lo smart working ha preso il sopravvento e il PO è entrato in modo stabile nel vocabolario del lavoro.
Al di fuori dell’ambito lavorativo, questo è l’anno in cui La Repubblica ha dedicato un articolo allo spazio definendolo indispensabile per vivere bene quando è organizzato con criterio, indipendentemente da proporzioni e dimensioni. Poi viene la scuola, che deve organizzare la didattica a distanza e ancora il Professional Organizer viene messo tra le professionalità da riconoscere per il suo impatto sociale. Infine anche Elisir ha cominciato a parlare di benessere e organizzazione, corroborando sempre di più la stretta relazione tra l’essere organizzati e avere uno stile di vita sano e giornate fluide e serene.
È stato un anno terribile e intenso, che ha prodotto riflessioni profonde dalle quali molti non sono più voluti tornare indietro. Per noi di Organizzare Italia, ha confermato qualcosa che sapevamo già: l’organizzazione non è un lusso. È uno strumento di benessere reale.
2021-2023: il Professional Organizer diventa mainstream
All’inizio di questo decennio, termini come il decluttering e lo space-clearing sono diventati di pratica comune. La necessità di ricorrere a un Professional Organizer in momenti di cambiamento o per raggiungere un obiettivo è diventata una risorsa concreta per molti.
In questo splendido articolo di D Repubblica, Stefania Medetti in un’intervista a Sabrina Toscani descrive quanto la complessità della vita moderna debba essere affrontata con organizzazione.
Il 2023 si è aperto con l’articolo su Il Corriere della Sera, che partendo dalla gestione del tempo ha saputo mettere in luce le enormi risorse che possono essere alla portata di tutti se ben gestite e quindi quanto ricorrere a un Professional Organizer sia diventato un passo fondamentale per affrontare la quotidianità.
L’articolo di Silhouette, pubblicato nel giugno di quell’anno, ha risposto a tutte quelle domande sempre più diffuse sul ruolo del P.O. nella vita quotidiana.
Complice la crescente complessità della vita contemporanea e i continui cambiamenti, negli ultimi anni la professione del P.O. ha conquistato una crescente attenzione e visibilità. Sempre più persone scelgono di trasformare questa competenza in una vera professione. Diventare Professional Organizer oggi, è per molti un obiettivo concreto e un percorso professionale da intraprendere: una scelta che guarda a un futuro sempre più all’insegna dell’organizzazione.
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2024-2026: una professione matura, riconosciuta e in continua crescita
Gli ultimi due anni confermano una tendenza che non accenna a rallentare: il Professional Organizer è entrato stabilmente nell’agenda dei media italiani più autorevoli, con una presenza che spazia dalla carta stampata alla televisione, dalla radio al web.
Nel 2024 il tema dell’organizzazione ha trovato spazio su Il Sole 24 Ore, con un articolo sull’organizzazione personale come chiave per il benessere e la produttività nel lavoro da remoto. Geo e Geo di Rai 3 è tornata sul tema dell’organizzazione nel mondo del lavoro mentre Elisir ha dedicato un servizio ai suggerimenti pratici per organizzare la casa.
La Repubblica ha trattato temi come il boundary management (l’arte di separare professione e vita privata) e le strategie per prepararsi alle vacanze.
Il 2025 ha portato la professione su Forbes Italia, con un’intervista a Sabrina Toscani sulla gestione del tempo nei processi d’impresa, un segnale che il PO è ormai riconosciuto anche nel mondo del business e della consulenza aziendale. AD Italia, Cose di Casa e La Repubblica hanno continuato a esplorare l’organizzazione nei suoi diversi aspetti: dal sonno al decluttering digitale, dalle festività senza stress al lancio di nuovi servizi dedicati.
All’inizio del 2026, La Repubblica ha pubblicato un articolo sul potere catartico del riordinare l’armadio utilizzando il concetto di “ancore autobiografiche” applicato agli abiti. Il racconto sull’organizzazione si è fatto più profondo, più culturale, più radicato nel modo in cui le persone pensano alla propria vita.
Decidere di essere Professional Organizer oggi significa entrare in un mercato che i media hanno contribuito a costruire e legittimare nel corso di un decennio. Non è più il momento della curiosità: è il momento della professione matura. Chi si forma oggi lo fa su basi solide, in un contesto che riconosce il valore di questa competenza e in cui la domanda, da privati e aziende, continua a crescere.
Noi continuiamo a essere qui, a formare, certificare e accompagnare chi vuole farne parte.
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