«Se non sono io la prima a decidermi, non succederà per magia»: la storia di Jessica PO

Jessica Borgognoni ha 38 anni, vive in provincia di Como, fa la bibliotecaria da dieci anni. Ha studiato archivistica e biblioteconomia, cinque anni di università, perché l’idea di organizzare informazioni, catalogare, mettere ordine nei documenti la entusiasmava davvero, era esattamente quello che voleva fare.
E poi, in parallelo, c’era quest’altra cosa. Questa passione per l’organizzazione degli spazi e della vita quotidiana che la seguiva da sempre – sicuramente da prima di Marie Kondo, forse proprio da quando il professional organizing ha mosso i suoi primi passi in Italia.
«Secondo me era 12 o 13 anni fa» scherza «quando è scoppiato il fenomeno Kondo mi sono anche arrabbiata, ho detto: potevo pensarci io a fare il libro!»
Il sogno nel cassetto: anni a guardare il sito
C’è una cosa che Jessica fa con una certa ironia, raccontando la sua storia: ammette che seguiva Organizzare Italia da anni. Ogni anno guardava il calendario dei corsi. Ogni anno rimandava.
«Rimanevo sempre un po’ bloccata. Dicevo: boh, non lo so… alla fine un lavoro ce l’ho già.»
La paura non era quella di non farcela. Era qualcosa di più sottile: l’idea che avere già una professione rendesse superfluo investire in un’altra. E sotto, ancora più in fondo, quella sensazione familiare che chi ha tanti interessi conosce bene — l’ansia di metterli davvero in pratica. «Ho tanti interessi, ma poi c’è sempre un po’ di ansia nel metterli in pratica. Quindi dicevo: vabbè, per il momento faccio la bibliotecaria, poi vedremo.»
Il “poi vedremo” è durato anni.
“Quest’anno devo cambiare qualcosa”
L’anno scorso qualcosa è cambiato. È arrivata una consapevolezza, semplice e precisa: «Ho detto: quest’anno devo fare quello che mi realizza. Non semplicemente la routine del lavoro, voglio fare qualcosa che mi fa anche star bene, che mi dà stimoli nuovi.»
E poi la frase che ha sbloccato tutto, quella che vale più di qualsiasi ragionamento: «Se non sono io la prima a decidermi, non è che questa cosa succederà per magia.»
Così si è iscritta al CPOE. Ha aperto i social. Si è informata per la partita IVA. Ha fatto il project work per l’esame con un’amica: un’esperienza che ricorda con affetto, un po’ di ansia da esame compresa. «La parte fiscale ci terrorizzava. Con tutte le leggi… però poi è andata benissimo.»
Risultato finale: 49 su 50. «Mi sono mangiata le mani, solo per 1 punto!» ride.
Il talento che c’era già, senza un nome
Quello che il corso ha fatto, per Jessica, non è stato insegnarle a organizzare. Era già quella persona lì: l’amica a cui tutti telefonavano per i traslochi, per sistemare la cucina, per organizzare la spesa. Quella che aiutava sua mamma con i documenti del 730. Quella che agli amici spiegava il menu planning e si sentiva rispondere “ma no, così mangi sempre le stesse cose” salvo poi darle ragione quando ci provavano.
«Ero sempre quella che organizzava casa, la spesa, i documenti. Quando mi capitava di fare interventi ‘di favore’ dicevo agli amici: questo è il lavoro del Professional Organizer.»
Quello che il CPOE le ha dato è qualcosa di diverso: una struttura, un metodo, gli strumenti pratici – i preventivi, le schede cliente, l’approccio alla relazione. «La parte che mi mancava era proprio come confrontarsi col cliente, come parlargli, come instaurare la relazione giusta. Come non farlo sentire in colpa, come accogliere le sue esigenze. Quello era quello che sentivo mi mancava di più.»
E poi c’è stata la scoperta inaspettata: le compagne di corso. «Eravamo in sei persone. Ognuna con una passione diversa: chi più sulla casa, chi sul lavoro, chi sulla gestione del tempo. È stato bello potersi scambiare esperienze, opinioni. Non è come fare un corso con cinquanta persone dove ti vergogni anche a fare le domande, era un clima sereno, piacevole.»
“Non la perfezione, ma la tua serenità”
Jessica ha già le idee chiare su cosa vuole portare ai suoi clienti. E su cosa non vuole portare.
«A me non piace la perfezione. Su Instagram vedi tutte quelle dispense etichettate, le scatoline perfette – è una cosa molto bella, ma per un cliente potrebbe rappresentare una difficoltà. Quando si aspira alla perfezione, generalmente non ci si arriva. O è una cosa che dura poco, perché ci si stufa di dover gestire quell’allestimento estetico.»
Il suo approccio è diverso: «Voglio che le persone imparino a gestire la vita e la casa in maniera organizzata, ma senza che questa cosa faccia venire l’ansia. Uno deve riuscire a vivere nei propri ambienti come vuole lui.»
Non la perfezione, ma la serenità. È una filosofia che ha già un nome e che rispecchia esattamente quello che il professional organizing è, nella sua versione migliore.
Adesso: i prossimi passi
Jessica è agli inizi, e lo sa. Ha un profilo Instagram Organizzati con Jessica che sta costruendo piano piano. Ha attivato una newsletter bisettimanale. Sta valutando di fare interventi nelle biblioteche dove lavora, per far conoscere la professione e costruire il passaparola.
Il suo obiettivo entro fine 2026 è avere i primi clienti veri – non amici e non favori. Un percorso pianificato, misurato, senza fretta. «Non voglio che questa cosa mi faccia venire l’ansia della prestazione. Voglio fare le cose bene, con calma, continuare a formarmi.»
È esattamente l’approccio che suggerisce anche a chi sta leggendo e sta valutando di iscriversi: «Il corso è tempo di qualità che una persona può regalarsi per fare qualcosa che le piace, che le interessa. E poi ti dà quella qualifica – in un lavoro che non ha un albo come il medico – che per i clienti è una cosa utile e importante. Formarsi e studiare è sempre molto importante.»
E poi aggiunge qualcosa che sa di esperienza diretta: «Ci ho messo anni a decidermi. Ma se potessi tornare indietro, l’avrei fatto prima.»
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